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Le arance di Ribera DOP ancora indenni dal virus tristezza

Malattia 

La patologia nota come "tristezza degli agrumi" o "Citrus Tristeza Virus " è un virus appartenente al gruppo dei Closterovirus e colpisce gli agrumi determinandone la morte, a seguito di essiccamento graduale o fulmineo delle foglie e dei rami. Si manifesta principalmente nelle piante innestate su specie molto suscettibili come l'arancio amaro, quasi sempre presente nei paesi del Mediterraneo.

L'attribuzione del termine Tristezza proviene dall'aspetto sofferente e desolato con cui si presentano le piante, colpite dal virus.

Il patogeno, originario delle zone tropicali e subtropicali dell'Asia, si è diffuso in tutto il mondo provocando la devastazione e distruzione di interi comprensori agrumicoli, attraverso manifestazioni epidemiche rilevate in Florida, Argentina, Brasile, Venezuela, e nel bacino del Mediterraneo a Cipro, Israele e Spagna.

I primi focolai in Italia si sono avvistati nel 1996; il fenomeno, però, ha assunto dimensioni preoccupanti negli ultimi anni, specialmente nelle Regioni del Centro-Sud e nella Sicilia orientale in particolare. Di fatto, proprio nella provincia di Catania, sono stati rilevati dei dati allarmanti. Almeno il 47% delle piante di agrumi è infetto. E si teme anche che, dopo un periodo di acclimatazione, la malattia possa diffondersi, in forma epidemica e con effetti molto devastanti per l’intera economia siciliana, anche nell’agrigentino laddove trova il suo habitat ideale “L’Arancia di Ribera”; l’unico agrume, in Italia ed in Europa, a Denominazione d’Orgine Protetta. Riconoscimento ottenuto nel febbraio del 2011 dalla Comunità Europea che ha premiato un’arancia di standard qualitativo eccellente, caratterizzata da tre tipologie varietali (Brasiliano, Washington Navel e Navelina) ed apprezzata nei mercati nazionali ed esteri pr le sue eccezionali caratteristiche organoletiche.

Sintomatologia

I sintomi della malattia si possono appalesare in forme diverse e dipendono da fattori differenziati quali il ceppo virale, la specie, la combinazione d'innesto, le tecniche culturali, la cultivar, ma comunque riconducibili a tre gruppi diversi:

- “Decline”, Tristezza propriamente detta - si evidenzia attraverso un deperimento lento o fulmineo degli innesti sull’ arancio amaro. Il virus produce la necrosi della linfa in prossimità dell'innesto, per cui, non permettendo di raggiungere le radici, ne provoca il collasso. La pianta di conseguenza comincia a dare segni di denutrizione o carenze idriche e ne segue il disseccamento delle foglie e rametti e quindi il deperimento in forma fulminea o graduale a seconda del formarsi di nuovo floema che continua a mantenere in vita la pianta. Altre manifestazioni possono riguardare la riduzione di sviluppo, la presenza nel legno, sotto la corteccia, di scanalature longitudinali oppure l'ingrossamento dell'innesto rispetto al portainnesto.

- “Stem Pitting” , (butterature del legno) – si manifesta attraverso clorosi nervale o scanalature nel legno;

- “Seedling yellow”, (giallume dei semenzali) – si denota attraverso giallume delle foglie e scarso sviluppo delle piante.

Queste due ultime patologie colpiscono tutte le piante a prescindere del portainnesto, ma fortunatamente ancora non si sono divulgate in Europa.

In ogni caso al fine di accertare la presenza del virus non è sufficiente l'esame visivo del deperimento della pianta; è necessario rifarsi a tecniche più moderne che prevedano delle analisi di tipo molecolare, biologico e sierologico da condurre in laboratori specialistici.

Diffusione e vettori di contagio

La principale causa di diffusione del virus è addebitabile alla movimentazione incauta di materiale vegetale infetto (piante, marze, arance d'importazione con e senza foglia) prelevato e proveniente da agrumeti infetti o da vivai privi di certificazione e quindi non garantiti dai controlli dei Servizi Fitosanitari Regionali.

Nel territorio di destinazione, il virus viene veicolato per innesto o attraverso le varie specie afidiche di cui il più pericoloso vettore è l'afide degli agrumi (Toxoptera citricidus), fortunatamente non ancora presente nel bacino del Mediterraneo, laddove invece imperversano altri afidi capaci di trasmettere il virus, fra cui si segnala per importanza l'afide di cotone (Aphis gossypii); un afide che, oltre ad avere causato di recente delle vere epidemie in Spagna e Israele, è stato, purtroppo, osservato anche nel territorio di produzione dell’ “Arancia di Ribera”. 

Lotta

In areali agrumicoli dove l'incidenza della malattia è bassa, la lotta prevede l'estirpazione e la distruzione delle piante infette, associate al reimpianto con innesti sani e rigorosamente certificati.

Di fatto, la diffusione in forma epidemica del CTV comporta la distruzione totale dell'impianto e l'utilizzo per il nuovo impianto di portainnesti tolleranti come il Citrange e l'arancio trifogliato.

E ciò in conseguenza del fatto che, purtroppo, gli interventi fin qui eseguiti per la lotta agli afidi vettori con l’utilizzo degli insetticidi non hanno dato gli esiti positivi sperati. Allo stato attuale, gli unici rimedi disponibili - consigliati per altro dalla Regione Sicilia - restano quelli connessi alle attività di reimpianto che si basano prprio sull’utilizzazione di parta innesti come i Citrange Troyer e Carrizo che per loro natura sono tolleranti al virus; porta innesti che, però, hanno dei limiti agronomici per la loro poca adattabilità ai terreni troppo pesanti o che presentano un tenore calcareo superiore al 10% e/o.

Contestualmente, appare opportuno collaborare con il Servizio Fitosanitario che, oltre al compito del monitoraggio delle zone infette, ha quello di stabilire le misure cautelative per isolare e contenere l'infezione.

Tra le tante iniziative in corso, merita particolare attenzione uno studio in atto finanziato dall'Unione Europea e condotto dal Prof. Antonino Catara, delegato alla ricerca per il Parco scintifico e tecnologico della Sicilia, che prevede l'utilizzo di tecnologie innovative di analisi e sequenziamento e di strumenti di bioinformatica, con cui si tende alla classificazione dei ceppi innocui e di quelli aggressivi, alla determinazione dell'interferenza con il CTV e, quindi, alla vaccinazione per impedire l'infezione. 

Regolamentazione

La regolamentazione sul virus fa riferimento:

- alla direttiva comunitaria 2024/29 dell'Unione Europea sulle barriere fitosanitarie del virus Tristezza;

- al d.l. 214/2005 che ha recepito tale direttiva;

- al DM del 1996 che ha reso obbligatoria la lotta contro il virus della Tristezza, definendo e assegnando il compito di monitoraggio e di controllo delle piante di agrumi al Servizio Fitosanitario Regionale e obbligando di abbattere un intero agrumeto nel caso in cui le piante colpite dalla tristezza, abbiano una diffusione in percentuale superiore al 30% dell'intero agrumeto; e ciò in considerazione del fatto che ad oggi non esistono insetticidi efficaci contro gli afidi vettori;

- alla legge regionale 24 novembre 2011, n. 25 , che prevede un indennizzo per i costi sostenuti per la prevenzione del virus tristezza, per i danni strutturali e per eventuali perdite di reddito. Per altro, nel maggio del 2013 è stato emanato un provvedimento attraverso il quale vengono fissate le risorse disponibili; risorse che per l'esercizio finanziario 2013 risultano pari a 10 milioni di Euro, con un tetto massimo in beneficio per ogni produttore di 9000 euro /ettaro.

 

Il Virus Tristezza nel Comprensorio di Ribera

Dall'intensa attività di monitoraggio condotta dalla Regione Sicilia, tra il 2008 e il 2012, sull'eventuale presenza del CTV nei vari vivai, le uniche zone dove ancora non si sono verificati casi del virus Tristezza, sono quelle del Riberese e del Ragusano.

In areali agrumicoli dove ancora il virus non è stato avvistato, il modo più efficace di combattere il CTV è quello della prevenzione. Dai tecnici, dai responsabili del settore e dai vari convegni sull'argomento, vengono fuori alcuni suggerimenti per i produttori, i quali devono essere vigili e attenti sul controllo del materiale di propagazione, che deve essere sano e di provenienza certificata. Del resto la certificazione comporta per i vivaisti il pieno rispetto della normativa sulla certificazione che prevede ed impone, tra l'altro, l'utilizzo di materiale di propagazione (semi, marze e gemme) proveniente e prelevato da campi di piante madri rigidamente e costantemente monitorate e indenni da potenziali fonti di infezione.

Sempre per motivi di prevenzione, viene suggerito di utilizzare, per i nuovi impianti, porta innesti più tolleranti come il Citrange. Sembra, però, che i terreni su cui prolifica ”l’Arancia di Ribera”, siano ricchi di calcare e quindi poco congeniali al normale sviluppo della pianta di Citrange che di conseguenza non sarebbe pienamente rispondente alle attese produttive.

Nei comuni di Ribera, Sciacca, Caltabellotta, Villafranca Sicula, Burgio, Calamonaci, Lucca Sicula, Bivona, Cianciana, Cattolica Eraclea, Montallegro, Siculiana, Menfi, Chiusa Sclafani in cui è diffusa “l’Arancia di Ribera” vi è, tra la gente, viva la preoccupazione; sono forti le perplessità dei produttori di tutto quel vasto territorio, che a parte gli aiuti previsti come da bando pubblicato nel maggio del 2013, si ritrovano, per la messa in campo di nuovi impianti, a dover fare una scelta tra gli ibridi tolleranti suggeriti e l'incubo dell'azione devastatrice del CTV che in pochi anni potrebbe distruggere decine di migliaia di ettari di fiorenti agrumeti, vanificando del tutto quanto si è saputo costruire in un secolo di attività con l’impiego di ingenti capitali.

E', pertanto, auspicabile che, oltre a quel che prevede l'attuale regolamentazione, venga rivolta un’attenzione particolare nei confronti della ricerca scentifica così da pervenire alla scoperta di antitodi molto efficaci e idonei a frenare o meglio, a bloccare la capacità di trasmissione del virus da parte degli afidi, vera causa delle infezioni epidemiche delle piante di agrumi.

Particolare attenzione va pure prestata alle importazioni speculative di arance con o senza foglia, provenienti da zone già infette, che andrebbero comunque regolamentate con norme molto severe e rigide, possibilmente chiudendo del tutto le barriere doganali.

L'altra causa di propagazione per reinnesto si potrebbe correggere attraverso la pubblicazione di un disciplinare severo che, con un piano educativo specifico avesse la capacità di dare delle informazioni puntuali sugli effetti deleteri e devastanti sull'uso improprio e poco attento del materiale di propagazione infetto; ed, ad un tempo, imponesse, oltre alla certificazione obbligatoria delle piante, l’obbligo per i Servizi Fitosanitari Regionali di effettuare dei controlli piuttosto severi nei luoghi ove risiede o può nascere l’agente causale, noto come Citrus Tristeza Virus, capace di trasmettere l’epidemia della “Tristezza” che potrebbe diffondersi su larga scala così da infestare l’intero territorio regionale. 

Scritto da Dott. Giovanni Martorana 17/06/2013